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  • Eleonora Montanari

Le mode passano, il vintage resta


Il vintage è di moda. O forse sarebbe meglio dire che il vintage non passa mai di moda.

Vogue | 1950

Vintage. Un termine inizialmente associato a pregiati vini d’annata che con il tempo è passato a identificare capi ed accessori di moda che appartengono a un'altra epoca, ma che sono qualcosa di più di un semplice oggetto “usato” o “seconda mano”. Sono vintage gli abiti e gioielli che appartengano a periodi, decenni e mode che hanno segnato un’epoca, che non hanno nulla a che fare con la contemporaneità e che hanno alle spalle una storia di almeno venti, venticinque anni.

Stiamo vivendo un’epoca in cui la produzione di massa, la “moda veloce” — o fast fashion —, ci sta travolgendo e forse per questo la passione per i capi vintage è aumentata nel corso degli anni.

La maggior parte della popolazione si può permettere molti dei marchi commerciali più noti, e in risposta a questo aumenta in modo esponenziale il desiderio di autoaffermazione.

Chi riesce a distinguersi

grazie a uno stile

unico e originale

emerge tra la folla.

I capi vintage hanno risvegliato la curiosità di chi non vuole omologarsi, di chi vuole emergere.

Chloë Sevigny | Giacca Thierry Mugler (1990, circa), vestito su misura. Scarpe Tabi (2000, circa) di Maison Martin Margiela. Foto: Vanina Sorrenti per Vestiaire Collective

E voi direte, ma se la fast fashion riproduce lo stile vintage, perché dovrei andare a cercare un capo “usato”.

È semplice, questi brand possono tentare di imitare l’unicità dei capi vintage, ma non possono garantire la stessa qualità.

Comprare un pezzo vintage significa avere tra le mani un capo o un accessorio intramontabile, un pezzo che permette a chi lo possiede di creare uno stile che va oltre il contenuto del guardaroba.


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